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INTRODUZIONE

Benvenuti nel progetto "Matteotti: voce di libertà"

Questo sito nasce con l’obiettivo di raccontare e valorizzare la figura di Giacomo Matteotti, uomo politico, intellettuale e simbolo della lotta per la democrazia e la libertà.

Attraverso contenuti digitali e approfondimenti, vogliamo offrire uno spazio dove riscoprire il pensiero, il coraggio e il sacrificio di un protagonista fondamentale della storia italiana del Novecento.

Il progetto è frutto del lavoro congiunto di studenti, docenti e appassionati di storia. È pensato per rendere accessibile a tutti la memoria di Matteotti e il significato della sua azione politica.

Navigando nel sito troverai:

  • Una biografia dettagliata di Giacomo Matteotti
  • Documenti e discorsi storici originali
  • Approfondimenti tematici sul contesto storico e politico
  • Materiali multimediali e interattivi
  • Attività e strumenti educativi per scuole e studenti

Questo progetto vuole essere non solo un omaggio, ma anche uno strumento educativo e di riflessione, affinché il messaggio di Giacomo Matteotti continui a vivere nelle nuove generazioni.

Relazione
di Valdo Spini

Valdo Spini

Il centenario di Giacomo Matteotti è stato contrassegnato dalla pubblicazione di molti libri e saggi che fanno sperare in una celebrazione non effimera, in una riflessione più profonda sulle sue caratteristiche di politico socialista, di parlamentare molto impegnato, di uomo pieno di sensibilità e di affetti. L’iniziativa dell’I.T.I. A. Pacinotti si inserisce pienamente in questa ampia mobilitazione culturale e morale.

Giacomo Matteotti fu certamente un martire della violenza fascista, che lui sfidò sin dall’aggressione subita nel 1921 fino all’estremo sacrificio. “Adesso preparate il mio elogio funebre” disse al deputato socialista friulano Giovanni Cosattini che gli sedeva accanto il 30 maggio 1924 e si era congratulato con lui per il suo discorso. Il suo crudele assassinio, avvenuto pochi giorni dopo, il 10 giugno 1924, delegittimò per sempre il regime fascista di Benito Mussolini, sia in Italia che all’estero.

Ma la sua figura è anche quella di un vero e proprio maestro politico. Egli era radicale nei principi: pace (si oppose fino in fondo all’intervento dell’Italia in guerra), libertà, democrazia, giustizia sociale, solidarietà, ma riformista nel metodo nel senso dell’accoppiamento alla propaganda politica l’azione concreta e tenace per l’elevazione delle classi lavoratrici e per la loro emancipazione, in particolare delle plebi rurali del suo poverissimo Polesine. Di qui la sua azione a favore delle Leghe dei braccianti, delle cooperative, delle amministrazioni locali e dell’istruzione. Problemi economici e problemi dell’istruzione furono i suoi due campi principali di intervento parlamentari. Chi ha interesse per queste materie, potrà gustare un suo confronto parlamentare sui temi dell’istruzione popolare con Benedetto Croce, quando questi era ministro dell’istruzione nell’ultimo governo Giolitti, il quinto. Il giovane deputato socialista invitava Croce ad uscire dalla filosofia e ad occuparsi delle istruzioni delle classi popolari.

In altre parole, Matteotti non si limitava alla propaganda politica ma agiva nel concreto delle condizioni delle classi lavoratrici. Non a caso Carlo Rosselli, commemorandolo, a dieci anni dal suo assassinio, lo definì “Eroe tutto prosa”.

Non a caso, in quelle disgraziate elezioni del 1924, di cui proprio Matteotti denunciò l’illegalità a causa del clima di violenza e di prevaricazione in cui si erano svolte, tra i tre partiti in cui si era diviso l’originario Partito Socialista italiano, cioè il Partito Socialista dei massimalisti, il Partito Comunista d’Italia e il Partito Socialista Unitario (PSU) di Giacomo Matteotti, di Filippo Turati e dei socialisti riformisti, fu proprio quest’ultimo che ottenne il maggior numero di voti pur nella generale sconfitta delle forze democratiche.

Oggi quindi ricordare Matteotti significa certamente in primo luogo smentire il tentativo corrente di limitare il giudizio negativo sul fascismo, quello degli ultimi anni, cioè delle leggi razziali e dell’ingresso in guerra al fianco di Hitler, ma ricordare la violenza e la prevaricazione con cui il Mussolini costruì il suo regime dittatoriale. Significa altresì rivalutare quel riformismo socialista alla cui supposta debolezza, a torto si imputava la responsabilità dell’avvento del fascismo e di sottolinearne le reali caratteristiche ad un tempo profondamente democratiche e classiste. (Gramsci nel 1925 definì Matteotti “pellegrino del nulla”).

Anche la Fondazione Circolo Rosselli ha partecipato attivamente a questo centenario. Abbiamo sostenuto nel 2023 la pubblicazione di un libro di didattica orientativa della prof.ssa Francesca Tramonti, “L’idea che è dentro di me” (Pacini, Pisa) un sussidio per l’insegnamento della storia di Giacomo Matteotti nelle secondarie superiori e un comics, un fumetto, “Matteotti per noi”, realizzato da un gruppo di studenti e studentesse con problemi di disabilità dell’Istituto Superiore Salvemini-Duca d’Aosta di Firenze. Il tutto con un contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dobbiamo essere infatti tutti consapevoli della necessità di trasmettere la storia di Giacomo Matteotti alle giovani generazioni per motivarle alla politica, alla democrazia, alla difesa delle libertà. Un impegno prioritario.

Grazie quindi agli studenti e ai docenti dell’Istituto A. Pacinotti di SS. Cosma e Damiano in provincia di Latina per la loro iniziativa.

Valdo Spini

Valdo Spini presiede il "Coordinamento delle Riviste di Cultura" (CRIC) e la "Fondazione Circolo Rosselli" ed è Presidente onorario dell'Associazione delle istituzioni italiane di cultura" (AICI). Deputato dal 1979 al 2008, è stato Ministro della Repubblica dei Governi Ciampi e Amato 1. È stato Vicesegretario del PSI dal 1981 al 1994 in rappresentazione della corrente di sinistra. È autore tra l'altro de "La buona politica" (quarta edizione 2018), di "Carlo e Nello Rosselli. Testimoni di Giustizia e Libertà" (Firenze, Clichy 2017) nonché "Sul Colle più alto", Milano, Solferino 2022. È Direttore della rivista "Quaderni del Circolo Rosselli" (ed. Pacini, Pisa).

La carriera
politica

Carriera politica

Come abbiamo visto, Matteotti iniziò la sua carriera politica a livello locale, diventando successivamente consigliere comunale e provinciale a Rovigo. Qui si distinse per la sua abilità nell’amministrare le leghe contadine e le cooperative, dimostrando un grande impegno nella gestione delle questioni sociali ed economiche.

Eletto deputato nel 1919, Matteotti si fece notare in Parlamento per la sua intransigenza morale e la sua competenza giuridica ed economica, soprattutto nelle questioni di bilancio e amministrazione: non a caso, fu soprannominato “Tempesta” dai suoi compagni di partito.

Fu segretario del Partito Socialista Unitario, nato dalla scissione del PSI del 1922, che cercava di unire i riformisti sotto una nuova bandiera.

Il socialismo riformista di Matteotti si distingueva per un approccio graduale e pragmatico alla trasformazione della società. Credeva nelle riforme legislative e parlamentari come strumenti principali per migliorare la condizione dei lavoratori, evitando il ricorso alla lotta di classe violenta.

In particolare, Matteotti vedeva nella scuola e nell’educazione il fondamento per una crescita democratica e una maggiore equità sociale. Le sue idee riformiste si focalizzavano anche sulla giustizia sociale, con particolare attenzione alla condizione dei contadini e dei lavoratori.

L'impegno sociale
di Matteotti

impegno

Matteotti era nato nel Polesine, una regione con profonde disuguaglianze economiche e sociali: per questo motivo, egli aveva deciso di combattere per i diritti dei contadini e delle classi più deboli. La sua lotta non fu solo politica, ma anche morale, perché fu un richiamo alla giustizia, alla solidarietà e all’uguaglianza sociale.

Nel Polesine la maggior parte delle persone viveva in povertà. I contadini lavoravano per i grandi proprietari terrieri e spesso venivano sfruttati, ricevendo salari bassi e non avendo grandi aspettative di vita. La terra che coltivavano era soggetta, a causa del clima, a frequenti inondazioni che peggioravano ulteriormente la situazione. Pur di guadagnare qualcosa, i lavoratori rinunciavano a diritti e protezioni.

Giacomo Matteotti, fin dall’inizio della sua carriera politica, ha cercato di offrire ai contadini salari più alti e condizioni di lavoro migliori. Ha proposto, poi, leggi utili a fermare lo sfruttamento dei lavoratori. Tra le sue tesi, la più importante è quella in cui sostiene che la terra dovesse essere distribuita in modo più equo, per non lasciare il monopolio economico a pochi ricchi proprietari.

Matteotti ha fondato associazioni, ha denunciato pubblicamente le ingiustizie e le violenze che lui aveva potuto vedere fin da bambino nei luoghi d’infanzia. Ha spiegato, inoltre, ai contadini che, per far valere i propri diritti, era necessario unirsi in un progetto di lotta comune, in cui dovevano esprimersi senza paure.

Sebbene non sia riuscito a risolvere tutti i problemi del Polesine, di sicuro Matteotti ha mostrato al mondo un modello di giustizia sociale che combatte per i diritti dei più deboli. Il suo impegno è un esempio di lotta e le sue idee sono ancora attuali, perché il rispetto dei diritti è una sfida da perseguire anche nel nostro secolo.

La sua esperienza insegna, soprattutto ai giovani, che per ottenere un cambiamento positivo bisogna avere il coraggio di denunciare e di non arrendersi alle sfide che verranno.

“Il nostro sacrificio è necessario per la libertà di tutti.”

Il coraggio
di denunciare
il fascismo

Coraggio

Il primo dopoguerra segnò una nuova fase di intensificazione dei conflitti sociali e politici in Italia. La crisi economica, le difficoltà politiche e l’ascesa dei fascisti guidati da Benito Mussolini, segnarono la fine della democrazia parlamentare. Il fascismo, sfruttando il malcontento popolare e il vuoto di potere lasciato dalla fine della guerra, intraprese una serie di azioni per ottenere il controllo dello Stato. In questo scenario, Matteotti si distinse come uno dei più determinati oppositori del regime fascista.

Nel corso della sua carriera parlamentare, Matteotti si impegnò in una lotta instancabile contro la crescente violenza e la corruzione dei fascisti. Era convinto che la classe dirigente italiana fosse collusa con il nascente regime e che il Paese fosse in pericolo a causa della violazione dei princìpi costituzionali e democratici. La sua opposizione al fascismo non era solo teorica o retorica, ma concreta, alimentata da un impegno diretto contro le violenze squadriste, le intimidazioni contro i sindacati e gli omicidi politici.

Matteotti parlò spesso a nome dei lavoratori, dei contadini e degli emarginati, che venivano sistematicamente perseguitati dai fascisti. In numerosi discorsi parlamentari, denunciò il legame tra borghesia agraria e formazioni fasciste, accusando la classe dirigente di sostenere finanziariamente le squadracce che, attraverso la violenza, cercavano di annientare qualsiasi opposizione politica.

In particolare, il suo discorso del 31 gennaio 1921, in cui denunciò le violenze del governo contro il proletariato, rimase celebre per la sua forza e l’audacia della denuncia.

“In nome del popolo che soffre, io denuncio la violenza organizzata del potere contro il diritto.”

Lo scandalo
dei petroli

petrolio

Durante la lotta alla dittatura fascista, Matteotti si occupò di vari casi di corruzione: tra questi, il più celebre è quello riguardante un affare illecito tra Benito Mussolini e una società petrolifera statunitense, la Sinclair Oil.

Prima lo studioso Renzo De Felice e poi lo storico Mauro Canali, di scuola defeliciana, sostennero che il delitto non potesse avere un’unica matrice politica: con le elezioni del 6 aprile 1924 svoltesi con il metodo (premio di maggioranza) previsto dalla cosiddetta «Legge Acerbo», Benito Mussolini, infatti, controllava già i due terzi del parlamento e il peso del PSU non era così rilevante, considerate anche le divisioni della sinistra.

Mauro Canali sostiene che l’11 giugno Matteotti avrebbe messo a nudo, durante un nuovo discorso alla Camera, i legami corruttivi tra la compagnia petrolifera americana Sinclair Oil e i vertici del fascismo, in particolare con Arnaldo e suo fratello Benito Mussolini. Purtroppo, il 10 giugno, come sappiamo, egli fu rapito e ucciso, per non permettergli di aprire un altro scandalo nel governo.

Già qualche anno prima Matteotti aveva denunciato che il regime fascista favoriva determinate aziende o imprenditori, con l’assegnazione di appalti pubblici, senza alcuna forma di legittimità. Il sostegno all’azienda avveniva in cambio di contratti o concessioni, senza gli adeguati controlli. Tutto ciò comprendeva anche gli appalti di opere pubbliche che fornivano una fonte di guadagno illecito significativa.

Matteotti stava raccogliendo elementi e prove per incolpare Mussolini dello scandalo della Sinclair Oil: la società petrolifera americana aveva pagato delle tangenti al giornale del partito fascista e al regime stesso. In cambio sperava di ottenere il possesso di tutti i giacimenti petroliferi presenti sul suolo italiano.

Infatti, il 29 aprile 1924 il governo italiano aveva dato il consenso alla Sinclair Oil di sfruttare i giacimenti presenti in Emilia Romagna e in Sicilia. L’accordo aveva una durata cinquantennale, con la possibilità di estensione fino a novanta anni. Da un documento di Amerigo Dùmini (il capo del commando omicida), era chiamato in causa Arnaldo Mussolini, fratello di Benito, e Matteotti aveva probabilmente scoperto il coinvolgimento diretto del dittatore in questa situazione.

Mauro Canali, nel suo Il delitto Matteotti, sostiene che i documenti contenuti nella borsa di Matteotti vennero inviati da Dùmini ad uno studio legale texano, Arnold e Robertson. Erano la copertura per il ricatto di Dùmini.

Oltre a questo caso, il parlamentare si stava occupando anche di episodi di malgoverno e corruzione che coinvolgevano il regime, degli indennizzi e dei sovrapprofitti di guerra, degli interessi nascosti nelle concessioni per le case da gioco. Matteotti, quindi, stava per smontare il pareggio di bilancio vantato da Mussolini, dimostrando i numerosi deficit.

Il discorso del
30 maggio 1924

Discorso Matteotti

Il discorso di Giacomo Matteotti del 30 maggio 1924 è uno dei momenti più significativi della storia politica italiana del Novecento. In esso il deputato denuncia apertamente le violenze e le irregolarità delle elezioni politiche del 1924, in cui il partito fascista di Benito Mussolini aveva ottenuto una vittoria schiacciante, ma in circostanze molto controverse (legge Acerbo).

Secondo alcuni storici, la sua opposizione ai fascisti e la denuncia delle pratiche illecite, come le intimidazioni, le violenze e le truffe elettorali, lo portarono a essere un obiettivo per il regime.

“Voi dichiarate di volere la pace, e ricorrete alla violenza; voi dichiarate di voler rispettare la legge, e la calpestate.” — G. Matteotti

Rapimento e morte
di
Giacomo Matteotti

rapimento

Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti fu rapito e ucciso. Il governo fascista lo aveva fatto pedinare fino a quel giorno e aveva urgenza di mettere a tacere quella voce scomoda, perché l’11 giugno, alla riapertura della Camera, lui era iscritto a parlare e avrebbe sicuramente denunciato le corruzioni del regime.

Matteotti uscì di casa intorno alle 16:30: prese la strada che portava al Lungotevere Arnaldo da Brescia, tra via Scialoja e il Lungotevere, poco distante da Piazza del Popolo. Ad attenderlo trovò una macchina Lancia Lambda, con a bordo cinque persone; appena lo videro, in tre scesero e lo circondarono, con l’intenzione di portarlo via.

Nello scontro violento che si accese, Matteotti lottò con tutte le sue forze, ma fu caricato di peso in macchina. Negli ultimi istanti di vita, prima di essere colpito da un coltello, riuscì a gettare dal finestrino il suo tesserino parlamentare, per lasciare una traccia del suo rapimento.

Alla scena, oltre ad alcuni ragazzini che giocavano, erano presenti anche altre persone che poterono testimoniare l’accaduto alle forze dell’ordine. Inoltre, nei giorni precedenti, due portieri di un palazzo, temendo i furti che si stavano verificando nella zona, avevano notato un’auto sospetta e ne avevano annotato la targa.

I cinque assalitori di Matteotti furono Amerigo Dùmini, Albino Volpi, Augusto Malacria, Amleto Poveromo e Giuseppe Viola. Sembra che la pugnalata mortale sia stata inferta da Albino Volpi.

La macchina utilizzata risultò noleggiata da Filippo Filippelli, legato ad Arnaldo Mussolini e alla polizia segreta fascista. La polizia scoprì l’auto abbandonata al Viminale e raccolse prove che però furono successivamente insabbiate da Mussolini.

Il 17 giugno 1924 Mussolini impose dimissioni a figure chiave del suo governo nel tentativo di salvare il regime. Il 26 giugno 1924 l'opposizione parlamentare si riunì nell’Aventino, dando inizio alla “secessione aventiniana”.

Il 12 agosto fu trovata la giacca insanguinata di Matteotti in un canale di scolo sulla via Flaminia. La mattina del 16 agosto il cane di un brigadiere dei carabinieri scoprì il cadavere di Matteotti nei pressi della via Flaminia, nel bosco della Quartarella, nel comune di Riano, a 30 chilometri da Roma. L’autopsia confermò la morte avvenuta per una coltellata vicino alla zona del cuore, durante la colluttazione in macchina.

Le indagini furono curate dai magistrati Mauro Del Giudice e Umberto Guglielmo Tancredi: i cinque assalitori di Matteotti furono arrestati. Tuttavia, Mussolini riuscì a bloccare tutto e a far sparire le prove. Il re non prese posizione e Mussolini non si dimise.

Con il suo discorso alla Camera del 3 gennaio 1925, il dittatore, ormai forte del suo potere senza contrasti, si assunse ogni responsabilità sul clima politico che fece da sfondo al delitto Matteotti. Proseguì poi con la soppressione delle opposizioni e il consolidamento della dittatura.

L'eredità di
Giacomo Matteotti

eredita

Come abbiamo visto, il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti venne brutalmente assassinato dalle squadracce fasciste. La sua morte segnò un punto di non ritorno nella storia d’Italia, in un periodo in cui il fascismo stava consolidando il proprio potere, minando le fondamenta della democrazia.

A cento anni dal suo sacrificio, l’eredità di Matteotti continua a rimanere viva, non solo come simbolo della lotta contro il totalitarismo, ma anche come monito costante per la difesa dei valori democratici e dei diritti umani.

Matteotti non fu un eroe di circostanza, né una figura che si inserì nei grandi eventi storici solo in virtù della sua morte tragica. La sua vita, il suo impegno politico rappresentano una testimonianza di coraggio, di integrità e di determinazione nel contrastare la corruzione, la violenza e l’ingiustizia. La sua morte, seppur tragica, non ha spento la sua voce.

L’importanza della memoria di Matteotti

A cento anni dalla sua morte, il ricordo di Matteotti resta vivo attraverso celebrazioni ufficiali, iniziative culturali e la memoria collettiva nelle piazze e strade a lui intitolate. Il suo esempio è un richiamo costante alla necessità di difendere la democrazia, oggi più che mai minacciata in molte parti del mondo.

Matteotti e l’ispirazione per le generazioni future

Il fascismo portò l’Italia in una guerra devastante, ma il sacrificio di Matteotti innescò una riflessione profonda che continua a vivere. La sua eredità di libertà e giustizia ispira ancora oggi tutti coloro che lottano contro l’oppressione.

La storia di Matteotti, come quelle di Pertini e dei fratelli Rosselli, sono un invito a non dimenticare i sacrifici che hanno reso possibile la libertà di cui godiamo oggi. Le loro vite sono un richiamo esplicito all’importanza della resistenza contro ogni forma di oppressione e alla difesa costante della democrazia.

Attualità di
Giacomo Matteotti

attualita

Matteotti è attuale non solo come simbolo della resistenza al fascismo e della difesa della democrazia, ma anche come punto di riferimento per affrontare le sfide politiche e sociali di oggi.

Anche se il contesto in cui Matteotti ha vissuto e lottato è cambiato radicalmente, i valori che ha rappresentato (e che sono stati ripresi nella Costituzione) sono ancora cruciali per comprendere le dinamiche politiche moderne e le minacce alla libertà, alla giustizia e ai diritti civili.

Il suo esempio si manifesta in vari ambiti, tra cui:

  • L’opposizione alla violenza politica
  • La lotta per i diritti civili
  • L’impegno sociale
  • L’educazione civica e la memoria storica
  • La lotta alla corruzione
  • La resistenza all’omertà e al conformismo
  • La riflessione sul ruolo del Parlamento e della politica
  • La lotta contro le dittature

Il Coraggio e l’Integrità di Matteotti

Matteotti si distingue per il suo straordinario coraggio nel denunciare le ingiustizie e nel combattere contro un regime oppressivo. Questo coraggio non nasce dal desiderio di martirio, ma da una profonda convinzione nei valori di giustizia e verità.

La sua determinazione a esporsi a rischi personali per difendere i diritti degli altri mostra una personalità altruista e dotata di una forte integrità morale. Questo tipo di impegno richiede non solo una chiara comprensione dei propri valori, ma anche una notevole capacità di resistere alla paura e alla pressione sociale.

Relazione di
Alberto Aghemo

aghemo

Il centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti per mano fascista ha fatto registrare una messe straordinaria di iniziative non soltanto commemorative ma anche e soprattutto civili: una mirabile testimonianza di fervore ideale e di sentimento democratico che ha attraversato tutta l’Italia e ha trovato espressione in una intensa attività partecipativa e creativa. Non ci sono state soltanto le commemorazioni ufficiali – nate per iniziativa delle istituzioni o del Comitato nazionale per le celebrazioni appositamente costituito – che pure hanno rappresentato un doveroso tributo a un padre della democrazia italiana, ma anche centinaia di eventi spontanei, nati dal basso, animati dalla partecipazione del mondo della cultura, del lavoro, della scuola.

Quello cui abbiamo assistito è stato un vero e proprio ritorno della figura di Matteotti, che è valso a ricordarci quanto il suo insegnamento sia ancora attuale: nella strenua affermazione della libertà, nell’appassionata adesione alle istituzioni rappresentative e al Parlamento, nell’impegno per la pace, nello slancio solidaristico, nella fede europeista, nella lucida difesa della dignità della persona e del lavoro.

Quale sia stata la portata di questo Rinascimento matteottiano lo dicono, al di là del sentimento diffuso, i numeri. Nel 1974, in occasione del cinquantesimo della morte, fu dato alle stampe un libro dedicato a Matteotti: la bella biografia, Una vita da socialista, di Antonio G. Casanova. Lo scorso anno le pubblicazioni monografiche su Matteotti, che si sono affollate sugli scaffali, sono state più di 50 e di queste ben 9, fatto davvero senza precedenti, sono state dedicate ai ragazzi, scritte in forma di graphic novel, di manuali divulgativi, di romanzi.

Tre grandi mostre sono state allestite per ricordarne la figura e una di queste, quella del Comitato Nazionale, ha girato l’intero Paese ed è stata allestita nelle principali capitali europee e a New York. Sono stati realizzati più di 10 film tra documentari, corti, animazioni; oltre 11 spettacoli teatrali sono stati e in parte sono tuttora in tournée in tutta Italia. A Matteotti sono stati dedicati concerti, esposizioni d’arte contemporanea, manifestazioni popolari.

Ma in tutto questo, ciò che è più ha lasciato il segno e ancor più lo lascerà in futuro è il rinnovato interesse per la figura di Matteotti, interesse che è cresciuto tra i giovani e nella scuola, grazie all’appassionata adesione di tanti ragazzi e alla generosa dedizione di tanti docenti sensibili. È questo l’aspetto che più ci appassiona e ci conforta e che trova conferma nella crescente partecipazione al Concorso nazionale “Matteotti per le scuole” che lo scorso anno, in occasione del centenario, ha visto la presenza di oltre 70 plessi scolastici sparsi sul territorio nazionale e ha registrato oltre 220 opere in concorso.

Istituito nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il novantesimo anniversario della morte di Matteotti, d’intesa tra la Fondazione Giacomo Matteotti, la Fondazione di studi storici Filippo Turati e la Direzione generale per lo Studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica del Ministero dell’Istruzione e del merito, il Concorso alimenta la memoria matteottiana quale strumento per la formazione dei giovani ai valori della libertà e della cittadinanza attiva. Negli anni un numero sempre maggiore di studenti e di scuole è stato coinvolto nella nostra attività di formazione e partecipa al concorso con eccellenti elaborati testuali, grafici e multimediali, sempre più efficaci e creativi, che testimoniano la capacità dei ragazzi di declinare la lezione morale e civile di Matteotti nel linguaggio dell’oggi, con tecniche espressive in continua evoluzione.

I giovani, i loro insegnanti e le scuole sono stati protagonisti anche della commemorazione ufficiale di Giacomo Matteotti che si è tenuta alla Camera dei deputati il 30 maggio del 2024 nella ricorrenza del centenario del celebre discorso che gli costò la vita. Una selezione degli studenti vincitori dell’edizione 2023-2024 del concorso ha assistito in Aula alla cerimonia ed è stata premiata, alla presenza del Capo dello Stato, dalle più alte istituzioni repubblicane.

Ma al di là dei premi cresce di anno in anno nei ragazzi la voglia di partecipare e di raccontare l’avventura umana e ideale di Giacomo. L’ampio apprezzamento che continua a venire dal mondo dell’istruzione ci incoraggia e ci consolida nei valori della democrazia e della partecipazione, che si sollecita anche attraverso le numerose esperienze di didattica innovativa e partecipativa che sono state avviate nelle scuole d’Italia.

Ci conforta il pensiero che l’appassionato, generoso interesse di Matteotti per la scuola e per i giovani è oggi ampiamente ricambiato dai ragazzi. Questo impegno rafforza la convinzione che i giovani e la scuola costituiscano uno straordinario universo civile: un immenso giacimento di creatività e di entusiasmo che chiede soltanto di essere riconosciuto nel suo valore e stimolato, sostenuto, incoraggiato.

È dunque in questa impetuosa onda di passione democratica che felicemente si colloca un’opera come Il centenario del coraggio e della libertà degli studenti dell’Istituto tecnico industriale “Pacinotti” di Santi Cosma e Damiano. Lavoro brillante e assai ben curato, certamente, ma ancor più apprezzabile per il tessuto ideale e per l’appassionata partecipazione ai valori democratici che da esso emergono. Desideriamo dunque esprimere ai ragazzi e ai loro docenti – in particolare alle professoresse Pamela Di Mambro e Rosa Montuori – il più vivo apprezzamento personale e quello della Fondazione Giacomo Matteotti che, naturalmente, si estende all’Associazione “Castelforte Produce”, dal presidente Ambroselli agli amici Nicola Terracciano e Domenico Tibaldi e a tutti coloro che, pur non nominati, hanno contribuito al felice esito di un progetto di grande valenza formativa.

Il centenario del coraggio e della libertà è una delle testimonianze più belle dell’impegno democratico dei giovani non solo per la cura formale e per la passione civile che pervade l’opera, ma perché questa dà il senso di quella che ci piace chiamare la “memoria adesso”: non mera commemorazione ma frequentazione della memoria come solida virtù civile, come evocazione di ideali e di testimonianze che si inverano nell’oggi grazie alla sensibilità dei giovani.

Sono certo che se avessero chiesto a Matteotti di scegliere, a sua memoria, tra un monumento e un laboratorio, avrebbe senz’altro scelto quest’ultimo. Lo splendido lavoro di questi ragazzi è l’espressione migliore di questo laboratorio di democrazia e ci lascia una testimonianza che ci commuove e ci conforta per il futuro.

Autori

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Si ringraziano gli studenti coinvolti nel progetto:

V A

  • Abbate Davide
  • Alduccini Silverio
  • Casone Asia
  • Colantuono Virgilio
  • Di Donna Emanuel Simone
  • Di Lorenzo Antonio
  • Falso Gabriele
  • Gioiella Pasquale
  • Ianniello Mattia
  • Laino Carmine
  • Lanzetta Lucia
  • Panico Tommaso
  • Riccardi Egidio
  • Testa Walter
  • Tuccinardi Lorenzo
  • Valente Rolando

III A

  • Conti Claudio

III B

  • Borrelli Marco
  • Carrella Kevin
  • Maria Grazia Benedetta
  • Esposito Sergio Pio
  • Esposito Rubino Giuseppe
  • Haque Leuda Sanjida
  • Iannitti Nicolò
  • Jallow Davide
  • Klapoushchak Maksym
  • La Starza Diego
  • Ragonese Gabriele
  • Ricci Matteo
  • Saltarelli Luca
  • Stabile Fabio
  • Striano Valentino
  • Tartaro Manuel

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